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CORO GAVINO GABRIEL ® o CORO GABRIEL ®


Coro Gavino Gabriel ®

CORO GAVINO GABRIEL2011


È il Coro dell’Accademia Popolare Gallurese Gavino Gabriel; l’unico autorizzato fin dal 1981 dalla Famiglia Gabriel (attualmente anche tramite procura legale e delega personale al suo presidente Giuseppe Sotgiu) a fregiarsi di tale nome e a tutelarlo e promuoverlo.

Il nome relativo a Gavino Gabriel o Gabriel è registrato in tutte le sue varianti.

Il Coro canta a 4 o 5 voci, secondo il collaudato modulo della “tasgia”, antichissima polifonia sardo/gallurese, utilizzando una scala contenuta in 2 ottave. Il repertorio comprende numerosi canti religiosi in latino e in lingua (Santa Messa, Settimana Santa, Natale) e profani (serenate, canti d’amore, berneschi, di lavoro, di dolore, solisti e corali). Questi canti provengono in massima parte dalla tradizione orale della città di Tempio, tramandati di padre in figlio (altri sono stati composti da elementi dello stesso coro). Un patrimonio inestimabile in parte perduto che rischiava di scomparire per sempre e recuperato grazie all’opera dei membri del Coro.

Ecco come Gavino Gabriel descriveva il coro nel 1920:

Derivazione sempre viva del “falso-bordone” prefiammingo, la “TASGIA” o polifonia sarda si compone di cinque voci disposte in accordo perfetto agli intervalli di tonica (grossu), quinta (contra), ottava (boci o tinori), decima (trippi) e quindicesima (falsittu).

Le polifonie sono a canto spianato o ritmiche.

Alla prima appartengono le canzoni di serenate e quelle religiose: alle seconde appartengono i canti ad imitazione strumentale e umoristici e le canzoni a ballo.

Ogni tipo di polifonia si chiama “MODA”.

Non esiste, in Sardegna, una forma esclusivamente aderente ad un solo e particolare concetto poetico: non abbiamo, cioè, una “canzone” o una “romanza” o un qualunque componimento a sè stante: ma solo degli ‘stampi’ o, meglio, canovacci musicali sul quale intessere la “esposizione” della particolare poesia.

Il canto, in Sardegna, è per le parole, non per le note musicali: esso è veramente un “parlare alto e commosso”. Però ogni poesia, per quanto particolare, può essere classificata secondo certi caratteri generali sia di struttura metrica sia di contenuto ideale, entro determinati tipi, in numero anch’esso determinato.

Le “mode” o “sistemi” di canto si adattano via via alle particolari poesie. E’ quindi inutile e non essenziale voler conoscere, ai fini della musica, tutto il testo poetico, del quale invece è necessario conoscere il metro, per intendere la “moda” che da tale metro è richiesta.

 

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